lunedì 19 dicembre 2016

L'umanità figlia dell'Evoluzione o Risultato di Antica Ingegneria genetica ?


Sempre più la teoria evolutiva mostra i suoi limiti e maggiormente evidenti diventano questi limiti, se osserviamo la storia evolutiva dell'uomo. Cerchiamo di vedere quali sono queste incongruenze per supportare una teoria che sempre più prende piede tra i pensatori e i ricercatori liberi e cioè quella di un intervento esterno.
Non mi sto riferendo ad una divinità in particolare anche se per gli antichi tali erano. In realtà, non importa chi siano coloro che sono intervenuti, almeno per ora, ciò che importa ora è sapere che, analizzando i dati in nostro possesso, le cose sembra non siano andate così come ce le hanno raccontate.
Infatti, quello che si osserva è che man mano che sempre più si studia con attenzione l'uomo sapiens sempre meno si comprende come sia possibile che esista. Mi spiego. L'uomo, così com'è, esiste solo, e ciò diventa sempre più chiaro, solo se si pensa che sia il prodotto di una evoluzione pilotata, perché in natura il sapiens non potrebbe esistere.
Primo fra tutti nell'evoluzione dell'uomo sono avvenuti degli avvenimenti che gli stessi evoluzionisti affermano trattarsi di eventi speciali: "special events".
Uno di questi è sicuramente l'evoluzione del cervello umano. Che dal punto di vista evolutivo presenta un eccezionalità in quanto in nessun altro animale nel corso della storia evolutiva ha mai presentato un così repentino sviluppo encefalico.
Lo sviluppo dell'encefalo umano è regolato da un gene chiamato HAR1 (Human Accelerated Regions), lungo 118 coppie di basi, che si ritrova nell'uomo con una grande varietà di modifiche rispetto a quelle che si osservano in specie anche prossime a noi come gli scimpanzé (18 su 118). Osservando il genoma di diverse specie si è visto, infatti, che il gene HAR1 è rimasto quasi inalterato, se non per pochissime modifiche, per circa 300 milioni di anni. Questo è un segnale del fatto che si è evoluto molto lentamente.
Tra il pollo (Gallus gallus domesticus ) e lo scimpanzé (Pan troglodytes Blumenbach, 1775), le cui linee filogenetiche sono separate da 300 milioni di anni, si sono osservate solo 2 basi di differenza su 118, mentre tra umani e scimpanzé, le cui linee evolutive si sono divise molto più di recente, le differenze sono 18.  Tale gene si attiva già nelle cellule dell'encefalo nel periodo di sviluppo dell'embrione umano per controllare lo sviluppo delle circonvallazioni della neocorteccia, l'area del cervello adibita al pensiero raziocinante. Uno sviluppo eccezionale che, unito alle numerose modifiche puntiformi presenti nel gene HAR 1,  può essere visto come una prova di un intervento esterno.

Tra le altre caratteristiche proprie dell'uomo, non è da dimenticare la capacità, tutta umana di impugnare e manipolare gli oggetti, capacità resa possibile dallo sviluppo del pollice opponibile.
Un altro gene straordinario è il gene FOXP2, che negli uccelli regola il loro canto, ma nell'uomo è fondamentale nell'articolazione delle parole e nella comunicazione verbale umana.
E, poi, se si analizza il DNA che si trova all'interno del nostro assetto cromosomiale (23 cromosomi) presenta tante altre sorprendenti curiosità a cui la scienza non ha ancora trovato risposta o risponde in modo vago, adducendo come responsabili le mutazioni positive capaci di renderci quello che siamo. Mutazioni che sarebbero avvenute in una specie come quella umana che per tutta la sua storia antica è stata composta da poche decine di migliaia di persone e che dal punto di vista delle strategie  riproduttive utilizza una strategia K che prevede una prole poco numerosa e una maturità sessuale tardiva rispetto agli altri animali. 
Ed ancora, ritornando ai cromosomi, ad un certo punto qualche rappresentante della linea filogenetica della famiglia degli ominidi cambia improvvisamente il suo assetto cromosomico. Questo non è un fenomeno da poco, in quanto per come sembra sia avvenuto, cioè dando origine ad una specie nuova, è un evento straordinario che con sé porta ad un altro problema. Il problema nasce dal fatto che dal momento che secondo la teoria ufficiale dovremo esserci evoluti da un antenato comune a noi e alle scimmie antropomorfe ancora viventi, si presume che questo antenato comune dovesse avere per forza di cose un assetto cromosomico di 48 cromosomi come gli scimpanzé (Pan troglodytes) ma l'uomo ne possiede solo 46.

Cosa è successo a quei due cromosomi di differenza? Come è stato possibile che l'uomo sia riuscito a perdere due cromosomi? In realtà, sembra che questi due cromosomi siano il risultato della fusione telomero-telomero  dei cromosomi 12 e 13 di questo antenato comune   per dare origine al cromosoma  2 umano  attraverso una mutazione cromosomica nota come traslocazione robertsoniana. Questa aberrazione cromosomica, che si osserva su 1 su 1300 nati vivi, ha come caratteristica che gli individui portatori di questa traslocazione cromosomica hanno un fenotipo normale, ma presentano un altissima probabilità di generare dei figli affetti da disturbi di natura genetica. Ad esempio, le persone affette da traslocazione robertsoniana nel cromosoma 21 hanno un alta probabilità di generare figli con Sindrome di Down.  indrome di Down


Human Chromosome 2 - Cromosoma 2 dalla fusione del cromosoma 12 e 13 di un antenato comune a noi e agli scimpanzè

Le mutazioni cromosomiche di questo tipo sono quasi sempre mortali, o fortemente invalidanti come nel caso della trisomia 21 o Sindrome di Down, come nel caso della trisomia 13 o Sindrome di Patau e nella trisomia 18 o Sindrome di Edwards. Invece, nel caso del nostro studio e che ha coinvolto più di 7 milioni di anni fa la nostra storia genetica, questo tipo di traslocazione invece di dare origine ad un ramo reciso dell'evoluzione e di portare alla morte degli individui colpiti da questa aberrazione cromosomica è stata selezionata positivamente per dare origine a noi, per poi mutazione dopo mutazione fino alla specie Homo sapiens.
Beh capirete che se tra i membri di una specie molto simile ad una scimmia vi nasca un individuo che presenta una malformazione evidente avrà tra i suoi problemi anche quelli di trovare un/una partner. E come lo stesso Darwin insegna, la selezione sessuale (dove è spesso la femmina che sceglie il maschio con una maggiore fitness), è tra le selezioni agenti sulla speciazione quella più incisiva.



In aggiunta a tutto questo e a supporto dell'ipotesi di studio che stiamo portando avanti, si scoprono, inoltre,  analizzando con attenzione le prove scientifiche, numerosi e recenti studi che confutano anche la Teoria della Genesi Africana dell'Umanità Moderna. Cioè la teoria che gli esseri umani moderni siano comparsi in Africa non più di 60.000 anni fa e da lì si siano diffusi in tutti i continenti.  All'incirca in quel periodo si pensa che sia maturata anche l'abilità fonetica necessaria per una vera comunicazione orale, che come visto più sopra vi presiede il gene FOXP2.
Ma queste nuove prove sono ben conosciute tra coloro che hanno familiarità con le più recenti pubblicazioni scientifiche sul genoma umano, sul mtDNA ( il DNA mitocondriale) e sul Cromosoma Y
Purtroppo, all'interno della stampa tradizionale e nei circoli accademici, sembra che ci sia un deliberato vuoto quando si tratta di comunicare notizia di questi recenti studi (notizia apparsa originariamente su Nature News) e sulle loro evidenti implicazioni.

Lo Storico australiano Greg Jefferys spiega che:


"L'intero mito della "Out of Africa" ha le sue radici nella campagna accademica mainstream avvenuta nel 1990 per rimuovere il concetto di razza. Quando ho fatto la mia laurea  tutti hanno speso un sacco di tempo sulla cosa dell' "Out of Africa" ma è stato completamente smentita dalla genetica. Ma il mainstream ancora si tiene legato ad esso.
Gli studiosi maggiormente responsabili per il consolidamento della teoria "Out of Africa" e la complementare ancestrale madre comune africana - a cui si è dato il nome di "Eva" -  in ambito pubblico e in quasi tutti i programmi di studi, sono stati i professori Alan C Wilson e Rebecca L. Cann.
In loro difesa, gli autori di questo lavoro erano pienamente consapevoli del fatto che la genealogia non è in alcun modo legata alla geografia e che la loro collocazione di Eva in Africa era una supposizione, non un'affermazione.
Un recente documento sul cromosoma Y pubblicato nel 2012 (Re-Examining the "Out of Africa" Theory and the Origin of Europeoids (Caucasoids) in Light of DNA Genealogy Anatole A. Klyosov e Igor L. Rozhanski) conferma il rifiuto di ogni ascendenza africana dei non africani e sostiene con forza l'esistenza di un "antenato comune", che "non sarebbe necessariamente stato in Africa. In realtà, non è mai stato provato che sia vissuto in Africa. Al centro dei risultati di questo esame approfondito degli aplogruppi (7556) è stato la mancanza di geni africani. Dunque, mancava nel campionamento il coinvolgimento genetico africano, i ricercatori hanno affermato nella loro introduzione, che "la constatazione che gli aplogruppi europeoidi  non discendono da "aplogruppi africani A o B, è supportata dal fatto che i portatori di quelli Europeoidi, così come di tutti i gruppo non africani non portano né gli SNI, M91, P97, M31; P82; M23, M114, P262". Con gli aplogruppi non presenti in nessuno dei geni africani e l'assenza di decine di maracatori genetici africani, è molto difficile se non quasi impossibile sostenere un qualunque link con l'Africa. I ricercatori sono convinti che l'ampio studio "offra la prova per riesaminare la validità del concetto di Out-of-Africa. Essi non vedono nessuna prova genetica capace di corroborare una precedenza africana nella struttura di Homo sapiens, e sostengono che "l'interpretazione più plausibile possa essere che sia gli attuali africani e non africani discendano separatamente da un più antico antenato comune."  I ricercatori hanno dato atto della loro ripetuta assenza affermando "nessuno dei più dei 400 partecipanti non africani al Progetto sono risultati positivi ad uno dei tredici sub-cladi "africani" dell'aplogruppo A". L'unica incertezza riguarda l'identità di questo "più antico antenato comune". Tutto ciò che si può affermare con sicurezza è che l'antenato dell'umanità non risiedeva in Africa. Infondate accuse di razzismo sono diventate comuni dopo che la prevalente ipotesi  dell'Afrocentrismo viene costantemente messa in discussione dalla crescente montagna di prove scientifiche, soprattutto nel campo della genetica evolutiva. Ora è infatti scientificamente inconfutabile che "la specie umana" è stata trovata contenere una gran quantità di DNA (almeno il 20%) proveniente da altre popolazioni di ominidi che non sono classificati come Homo sapiens; come il Neanderthal , il Denisovano, l'africano arcaico, e ora forse anche l"Hobbit" (Homo floresiensis)
Se non vengono dati dei farmaci durante la gravidanza per prevenire la mortalità infantile legata al fattore Rh, il corpo di una madre Rh- (Rhesus negativo)  in stato di gravidanza  attaccherà, e cercherà di rifiutare, e perfino uccidere la propria prole se è stato generato con un maschio RH+ (Rhesus positivo). Il cane domestico (Canis lupus familiaris) è una sottospecie del lupo grigio (Canis lupus) e producono ibridi. Vi sono numerosi altri esempi di due specie separate che possono anche produrre progenie vitale, ma vengono considerate specie separate.
Detto questo, l'umanità si dimostra essere, dal punto di vista genetico, una specie ibrida e che non tutti condividono la stessa stirpe di cacciatori-raccoglitori in Africa. I
l recente sequenziamento di antichi genomi suggerisce che gli incroci continuarono tra i membri di diversi antichi gruppi umani più di 30.000 anni fa, tra cui è da inserire un antenato umano ancora sconosciuto.
"C'erano molte popolazioni di ominidi" spiega Mark Thomas genetista evolutivo alla UCL. Recenti studi genetici reclamizzano titoli scioccanti su come gli esseri umani antichi si siano "incrociati selvaggiamente" e che indulgevano in sesso interraziale tra specie con multiple misteriose sottorazze un po' come lo stile di diverse creature del mondo di "Il Signore degli Anelli", tra cui un DNA misterioso, nè umano nè Neanderthal, non ancora identificato.




Bibliografia:

Katherine S. Pollard, What makes us human? Scientific American 300 (5), 32-37, May 2009

Ludovica R. Poggi , I Geni che ci rendono Umani, BM&L-Maggio 2009 www.brainmindlife.org

Quando l’uomo aveva 48 cromosomi http://prosopopea.com/2013/06/08/quando-luomo-aveva-48-cromosomi

Human Chromosome: https://tarangini.files.wordpress.com/2014/07/human-chromosome-2.jpg

J. W. IJDO*t, A. BALDINIt§, D. C. WARDt, S. T. REEDERS**, AND R. A. WELLS - Origin of human chromosome 2: An ancestral telomere-telomere fusion - Proc. Nadl. Acad. Sci. USA Vol. 88, pp. 9051-9055, October 1991, Genetics.

Anatole A. Klyosov e Igor L. Rozhanski - Re-Examining the "Out of Africa" Theory and the Origin of Europeoids (Caucasoids) in Light of DNA Genealogyze

Più di 100.000 anni fa l'incrocio tra sapiens e Neanderthal -  Le Scienze




sabato 3 dicembre 2016

Le Fiabe non son più quelle di un tempo - ll salsicciotto degno di "Eyes Wide Shut" di Kubrick e Shreck



Con i nuovi film d'animazione sembra che ci vogliono raccontare che le vecchie fiabe fanno male ai bambini; è quello che Blondet cerca di spiegarci in questo suo nuovo articolo. Nella sua analisi si parla del nuovo film di animazione "Sausage Party" A hero will rise “Un eroe si alzerà” (evidente è il riferimento sessuale), che uscirà a Natale per i ragazzi. Cosa c'è di particolare in questo film ? Leggiamo alcune recensioni.



Dalle recensioni dei giornali:
“Orge sessuali, voyerismo, fellatio, sodomia, sesso tra uomini e tra donne: ecco ciò che si vede nella scena culminante – che è appunto un’orgia….Descritto come un “food porn”, è una iniziazione e un incitamento a considerare normale il sesso di gruppo”: così InfoChrétienne, che ha sollevato il caso – perché in Francia è vietato ai minori di 12 anni; mentre in Usa, si noti, il cartoon è vietato ai “minori di 17 anni non accompagnati da un adulto”.
Film che si correla molto bene al caso Pizza Gate dove abbiamo scoperto che, nel codice dei pedofili, “hot dog” sembra indicare un bambino da ‘usare’.
Ma Shreck cosa c'entra?
Shreck (che in yiddish (“שרעק”, shreck), significa “paura”, “terrore”) è parte del disegno di modifica della visione delle vecchie fiabe nella mente dei bambini e ha la funzione di rovesciare i valori che esse portano con sè.
Inoltre, la “favola” di Shreck , nasce dal furioso litigio per potere, compensi e carriera che ha opposto l’amministratore delegato della Walt Disney, Michael Eisner, al creativo socio Jeffrey Katzenberg, una lite che è arrivata in tribunale. Katzenberg voleva da Eisner 77 milioni di dollari e il posto di numero 2; non avendolo ottenuto, è passato alla DreamWork di Steven Spielberg, con cui ha realizzato Shrek: il cui senso immediato è una vendetta contro Eisner.
Per il resto vi lascio alla lettura dell'articolo.... http://www.maurizioblondet.it/le-vecchia-fiabe-fanno-male-ai-bambini-questa-no/#comment-8731
Il nuovo che avanza è molto sordido....

domenica 22 novembre 2015

Gli eventi verificatisi in quel famoso venerdi 13 novembre del 1307 riverberano ancora negli eventi di Parigi 2015

In questa straordinaria puntata di Border Nights dedicata ai fatti di Parigi 13 Novembre (13-11), oltre a ospiti del calibro di Massimo Mazzucco, Paolo Franceschetti, e del massone Giole Magaldi autore del libro Massoni, società a responsabilità limitata" vi è, il massone "in sonne" ed ex gran maestro di 33°, Gianfranco Carpeoro. Ed è una sua frase che mi spinge a condividere con voi questo link in quanto insieme a quanto diranno gli altri ospiti vi permetterà di avere un quadro completo di chi realmente sta dietro quegli attentati.
La frase in quesstione è:
«Scordatevi qualsiasi altra pista, quello di Parigi è stato un attentato progettato da menti massoniche o para-massoniche e destinato innanzitutto ad altri massoni, i soli in grado di cogliere immediatamente il significato di quella data, 13 novembre».
Viene sottolineato ancora una volta l'importanza del venerdì 13 novembre data importante per la massoneria mondiale. Giorno nefasto per i templari tanto da essere penetrato nell'immaginario comune come giorno in cui è possibile che accada qualcosa di negativo. Si tratta della data in cui Filippo il Bello, re di Francia, emana l'ordine di cattura contro i templari emesso il 13 ottobre. Quindi in questa data l'Ordine dei Templari, fondati da San Bernardo di Chiaravalle, vede la sua fine ma in quello stesso giorno un gruppo di templari riesce a sfuggire all'arresto e a rifugiarsi in Scozia dove porrà le basi della massoneria moderna, fondando la prima loggia.
Da ascoltare.....


lunedì 22 giugno 2015

Dall'Ordine del Drago a Dracula

Rivista di Studi DRACULA
Dall'Ordine del Drago di Dracula

Constantin Rezachevici

Traduzione Nannai

[Professor Constantin Rezachevici è capo ricercatore presso l'Nicolae Iorga Istituto Nazionale di Storia, un membro dell'Accademia Romena, e il professor alla Facoltà di Storia dell'Arte presso l'Università di Bucarest. E 'autore di La storia dei paesi limitrofi e il popolo romeno nel Medioevo (1998).]



Il nome "Dracula" è stato testimone di periodi sia di brillantezza e di fama. E' diventato famoso nella seconda metà del XV secolo, attraverso le azioni di Vlad Tepes (Dracula), sovrano di Valacchia (1448, 1456-1462, 1476). 1 ha continuato ad esistere, anche se meno conosciuto, attraverso i suoi discendenti legittimi, la nobile famiglia Dracula di Sintesti e di Banda, con sede in Transilvania tra i secoli XV e XVII. Le famiglie che hanno avuto origine dal matrimonio di Vlad di un parente stretto del re ungherese Matias Corvin, nel febbraio del 1462 in grado di fornire una spiegazione del lignaggio Szekely erroneamente attribuita a Vlad Tepes e la sua metamorfosi letteraria nel conte vampiro Dracula. A seguito del romanzo dello scrittore irlandese Bram Stoker, il nome di "Dracula" ha ottenuto fama universale in epoca moderna.

L'origine del nome "Dracula" ha una storia molto interessante, molto diverso da quello che è stato comunemente creduto. Per molto tempo, molte teorie sono esistiti sulla sua genesi, che vanno dalla richiesta di Grigore Nandris che era la forma slava genitiva che significa "il figlio di Dracul" (Vlad Dracul era il sovrano di Valacchia 1437-1442 e 1444-1447 ) al falso collegamento con una parola rumena coincidenza simile "dragulea", cioè la cara o amante. 2 Tutte queste teorie sono collegate al punto di partenza di questo nome esclusivamente per Vlad Tepes, fino a questo nome popolare, che significa "figlio di Dracul" venne confusa con la parola rumena" Dracul ", che significa" il diavolo "(Andreescu 1949-50).
Per chiarire le cose, Dracula (Draculea) ha rappresentato fin dall'inizio una nuova forma romena popolare (dal nome Vlad Dracul) applicata al famoso figlio di Vlad Dracu,l Vlad Tepes (Andreescu 1956, Stoicescu 2001), mentre il soprannome dato a Vlad dai turchi era "Tepes", il termine rumeno per Impalatore. Anche prima del regno di Vlad Tepes 'in Romania, il boiardo Albu veniva chiamato Vlad Dracul (che era un soprannome conosciuto al di fuori della Romania), semplicemente Draculea (Andreescu 150-51), il nome esclusivamente rumena popolare. Il messaggero veneto Bartolomeo de Jano e dei suoi cronisti greci contemporanei Leonicos Chalkokondyles e Critobul di Imbros hanno anche lo hanno chiamato Draculea (Andreescu 154-55). Anche Iancu di Hunedora, che lo ha eseguito, fatto menzione il 17 dicembre 1456, di "infidelem Drakwlam wayvodem" (Documenta 461). 
Alla fine, il cronista turco Asakpasazade, con riferimento all'anno 1442, chiama Vlad Tepes "Dracula" invece di "Draculea" (Cronici 88), mentre il janissary serbo che scrive nel 1496-1501, lo chiamava "Valah Voievodul Dracula" (Calatori 125), che in inglese significa il principe valacco Dracula

E' chiaro che Draculea (Dracula) è stato un soprannome popolare per Vlad Dracul, il che significa una persona appartenente all'Ordine del Drago. Per suo figlio, Vlad Tepes, il nome di "Dracula" divenne, attraverso l'affiliazione, un'alternativa, non solo un soprannome, con l'effetto collaterale di aumentare la sua cattiva reputazione, grazie al suo significato diabolico, anche se in origine, ai tempi di suo padre, "Dracul" non aveva un significato malevolo.
Vlad (il padre) aveva ottenuto il soprannome di "Dracul" in connessione con il ricevimento dell'Ordine del Drago dal re d'Ungheria Sigismondo di Lussemburgo, a Norimberga circa 8 febbraio 1431. Il nome tedesco per questo ordine era "Drachenordens," e in latino "Societatis draconistarum." L'Ordine del Drago, che alcuni confondono con una decorazione, è stato davvero una istituzione, proprio come gli altri ordini cavallereschi in epoca medievale. 3 
Come modello, Sigismondo di Lussemburgo ha preso l'Ordine di San Giorgio (Societas Sancti militae Georgii) creato dal re d'Ungheria Carol Roberto d'Angiò (1308-1342) nel 1318. Il suo statuto dal 1326 richiede la protezione del re da qualsiasi pericolo o complotto contro di lui; il simbolo dell'Ordine del Drago era una croce rossa in campo d'argento e un mantello nero. Con l'eccezione dell'ultimo oggetto, questi si trovano anche nel nuovo ordine.
In una battaglia con i nobili ungheresi anarchici e, sullo sfondo delle altre battaglie per il possesso della Bosnia, Sigismondo di Lussemburgo e la regina Barbara Cilli crearono l'Ordine del Drago il 12 Dicembre 1408, principalmente lo scopo di proteggere il re e la sua famiglia, con l'aiuto di una grande parte della nobiltà ungherese, guidata dalle famiglie di Gara e Cilli. Lo statuto di questo Ordine del Drago, elaborato dal cancelliere del tribunale ungherese, Eberhard, vescovo di Oradea, ha mantenuto solo in una copia dal 1707 e pubblicato in edizione ungherese, nel 1841, è rimasto pressoché sconosciuto, anche agli investigatori di questo problema. L'analisi di questo importante documento mostra che l'ordine aveva lo scopo di difendere la croce e alla distruzione dei suoi nemici, simboleggiata dagli antichi draghi (Draconis tortuosi) con l'aiuto di San Giorgio. La battaglia era contro gli eserciti pagani turchi e le husits, che erano al di fuori delle nazioni ortodosse che erano fedeli alla croce e al re Sigismondo (rumeni, ecc). Baroni, preti e leader del regno si sono riuniti sotto il segno del drago, sottoposto alla croce e proclamarono la fedeltà al re Sigismondo e alla regina. I membri che hanno fondato l'ordine sono stati 24 nobili del regno, guidati dal despota Stefan Lazarevici, il leader della Serbia, tra i quali erano Nicolae di Gara, il principe ungherese, Stibor di Stibericz, principe di Transilvania, Pipo di Ozora, il Ban (governatore locale) di Severin, ecc, in generale i grandi nobili locali. Erano tutti impegnati nel servire con lealtà, non importa a quale prezzo, la coppia reale, i loro familiari e i loro amici.
Il simbolo dell'ordine era, dopo lo statuto del 1408, un drago circolare con la coda arrotolata attorno al collo. Sul retro, dalla base del collo fino alla coda, vi era la croce rossa di San Giorgio, sullo sfondo di un campo d'argento. Secondo il primo enciclopedista medievale, Isidoro di Siviglia, è stato un "Serpente", un drago che vive sulla terra. 

Con il passare degli anni, l'Ordine del Drago si è ampliato, in due classi, una superiore, il cui simbolo è stato un drago di essere strangolato con una croce sulla schiena, che, soprattutto alla fine del XV secolo al XVII secolo circondato una famiglia cappotto con le armi. 
A volte i membri stranieri erano ammessi, ma solo come alleati, che non hanno dovuto prendere il giuramento di fedeltà eterna a re Sigismondo di Lussemburgo, ad esempio, il re di Polonia, Vladislav Jagiello, il suo ex fratello-in-legge Vitautas (Witold ), il grande Duca di Lituania, re Enrico V d'Inghilterra, i membri delle famiglie italiane Carrara, della Scala e dirigenti di Venezia, Padova e Verona. Durante la vita del re Sigismondo, 1408-1437, l'Ordine del Drago divenne la più importante associazione nobile politica in Ungheria, fedele al re. La principale forza politica nel regno, secondo il re. Subito dopo essere stata stabilita, servì da modello per la creazione nel 1409 dell'ordine spagnolo di Calatrava. In questa prestigiosa istituzione europea, che è stato simboleggiato dal drago, venne ammesso l'aspirante al trono valacco, Vlad (Dracul) nel febbraio 1431, nella sua posizione di vassallo di Sigismondo di Lussemburgo, secondo lo statuto dell'Ordine.
L'ingresso avvenne nella classe superiore dell'ordine. Il simbolo di questa classe evoluta fino a 1431 in due fasi: la prima, come è stato ricordato in precedenza, era un drago con disegnata una croce sulla schiena, tra le ali, dalla base del collo per la coda e durata da 1408 a 1418; il secondo, fino alla morte di Sigismondo di Lussemburgo, è stato completato con un'altra croce perpendicolare al drago arrotolato, avendo ai lati uguali della croce la scritta "O quam Misericors est Deus" (verticale) e "Justus et paciens" (orizzontale). Questo segno è stato indossato su una fascia, come nel ritratto di Dichters Oswald von Wallenstein nel 1432 ( qui a lato). La collana dell'ordine è stata fatta da due catene d'oro unite dal segno, una croce ungherese, con una doppia barra sopra il drago arrotolato. Ma sul sigillo, un altro drago era rappresentato, con un grande corpo, con le ali dentellate, non arrotolato, solo due piedi con una coda libera, con una piccola croce greca sul suo petto. Sigismondo di Lussemburgo si è presentato nel 1433 la tenuta per l'Ordine del Drago di questo tipo, una delle ultime foche ha fatto come un imperatore romano-tedesco. Purtroppo, il simbolo che Vlad Dracul aveva non è stato mantenuto. Ma gli elementi del simbolo dell'Ordine del Drago sul suo sigillo reale del 1437 mostrano chiaramente che Vlad Dracul era il possessore dell'Ordine della collana Dragon: la doppia croce ungherese, invece della croce latina; il drago illustrato sul retro dei sei monete d'argento e di bronzo, che sono state battute da Vlad a Sighisoara in Transilvania (o dopo la sua occupazione del trono valacco) è simile al drago nella foto di Paolo Uccello, San Giorgio e il drago; 
e il cappotto con le armi dell'episcopato costruita da lui a Curtea de Arges. Inoltre, ha trasformato il drago del sigillo nel suo stemma di armi personali, non direttamente, ma come una composizione araldica originale. Questo cappotto-de-armi è stata scolpita in pietra, e rappresentavano il drago che attacca un leone, la testa di serpente, il drago, emergendo vittorioso da questa battaglia, e dunque, illustrando metaforicamente il Salmo 90 («Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi"). Lo scopo di questa frase era di simboleggiare la vittoria del cristianesimo e quella di Vlad Dracul sui suoi nemici. In questo caso, il drago era un simbolo benefico, e l'immagine di Vlad con il suo nome (Dracul, Draculea-Dracula) aveva un significato positivo che era solo comune in Valacchia durante il suo regno.
La diffusione dell'immagine del drago da Vlad Dracul attraverso la grande circolazione del sigillo, di monete e  sculture araldiche in pietra ha avuto una forte impressione sui suoi sudditi rumeni. Questo è stato aumentato dall'Ordine della collana Drago, che nessun altro governante rumeno aveva indossato, e ancora di più dal costume cerimoniale dell'Ordine dei Cavalieri del Drago - indumenti rossi e verde manto. Così, Vlad Dracul, il padre di Vlad Tepes, è sempre rimasto in un legame con entrambe le versioni del suo soprannome. Questo paradosso è stato interpretato in modo errato.
Il drago del provvedimento con lo stesso nome non era un elemento del male nel corso del XV secolo, ma un simbolo positivo di cavalleria. Il drago si soffoca con la sua coda, che nell'araldica e nell'iconografia occidentale è San Giorgio, da dove proviene, rappresentava Satana sconfitto, diviene, in assenza del santo e della croce, un ordine cavalleresco cristiano di significato positivo. Il drago circolare, strangolato dalla sua coda, viene rappresentato sui cappotto-de-armi di molte famiglie nobili del regno ungherese che erano i discendenti di alcuni tra i cavalieri che facevano parte dell'Ordine del Drago durante il regno di Sigismondo, fino al XVII secolo. Questo prova che l'Ordine del Drago godeva di grande prestigio per tutta la prima metà del XV secolo. In Transilvania, è apparso anche nelle mani-di-armi delle famiglie Bathory, Bocskay, Bethlen, Szathmáry, Rakoczi e molte altre, anche se l'Ordine del Drago aveva perso la sua importanza dopo la morte di Sigismondo di Lussemburgo nel 1437 e praticamente scomparso con la fine dei membri che erano stati ammessi da lui.
Oltre cinque millenni di esistenza universale del drago, è passata attraverso molte trasformazioni fino al XV secolo ed era conosciuto come una creatura favolosa, a volte con la testa di un avvoltoio, altre volte come l'animale rappresentato dall'Ordine del Drago, con il corpo di un serpente e le ali di un pipistrello. Il Drago europeo ha avuto un sacco di fonti: mitologia greca (dracon), tradizione Greco-Romana, mitologia celtica, la Bibbia, l'Apocalisse, le vite dei santi e influenze orientali. Durante i periodi pre-cristiani, il drago spesso aveva un significato benefico (spesso collegato con la fecondità) e perpetuata nel folklore fino alla fine del Medioevo. Tuttavia, nella letteratura, la cultura clericale del cristianesimo, a partire dal testo biblico, assume un ruolo diverso, e nel V secolo diventa un simbolo di Satana - "Draco iste significat diabolum" (Le Goff 58). Questo drago, identificato con Satana, è stato sconfitto ed era dominato da forze spirituali, ma non è stato ucciso; piuttosto, secondo il simbolismo di folclore celtico, ad un certo punto ", sono anche diventati alleati con esso" (Le Goff 45), da numerosi santi e vescovi dell'Occidente. Nell'arte, di influenza romana, la stampella del vescovo ha spesso un drago sconfitto e contorto alla sua punta. Sia San Michele e San Giorgio, il cui culto ha iniziato a diffondersi da Bisanzio nel corso dei secoli VIII e nel X e XI, rispettivamente, sconfiggono il drago fisicamente in una lotta.
Nell'araldica Occidentale, la forza fisica del drago è stato detto di essere stato in testa, ma anche nella sua grande e forte coda, che nel XIX secolo era considerato l'elemento illustrativo del drago. Tutto questo araldica clericale e folklore europeo, rafforzato in un'esistenza millenaria (dal V secolo al XV secolo) può essere identificato nella figura base dell'Ordine del Drago, il drago serpente che si strangola con la propria coda, che, secondo la tradizione, è attorcigliato tre volte intorno al collo del drago, a significare che era stato soggiogato per mezzo di poteri spirituali cristiani, e il drago con grandi zampe e le ali era il simbolo di colui che è stato sconfitto dai Santi Michele e Giorgio. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare il fatto che, nonostante il fatto che era stato sconfitto e sottomesso, il drago serpente e il drago volante erano ancora male e simboli di Satana.
Nello spazio rumeno a cui Vlad Dracul e suo figlio Vlad Tepes appartenevano, il drago, di nome "Balaur", una parola traco-dacia, o "Zmeu", una parola slava, aveva le sue radici in Geto-Dacian antichità, la cui bandiera militare rappresentava un serpente con la testa di un lupo, inclusa la grande categoria dei draghi usate come bandiere, che si trovano dai tempi dei Greci e dei Romani fino al XV secolo. Questa divinità rappresentata sulla bandiera "Geto-Dacia", divenne nota al tempo della presenza romana della Dacia come "draco" (in rumeno "drac"  (che significa diavolo). Insieme con il cristianesimo, si diffuse in tutta Europa, ed è giunto a simboleggiare Satana. Tuttavia, in termini pagani, come lo storico rumeno Vasile Parvan ha osservato, "fuori di tutte le lingue romanze, la lingua romena è stata l'unico in cui 'draco' ha il significato di uno spirito maligno, demone o diavolo, mentre in altri, la parola ha solo il significato di serpente o drago "(228-30). Nel folklore rumeno, anche il serpente, che in certe condizioni, ha la capacità di trasformarsi in un drago, ha un forte significato malefico.
Se "Dracul" e "Dracule" hanno un significato positivo in relazione con l'Ordine del Drago durante il tempo di Vlad Dracul e più tardi durante il regno di Vlad Tepes ', le stesse parole hanno un significato diabolica esclusivamente negativo, sinonimo della parola rumena "Dracul" (il diavolo), senza dubbio in relazione al carattere sanguinoso e  di Vlad. Nel 1459, l'aspirante Dan III, ha accusato il suo rivale "Draculea" (Vlad Tepes) di collaborare con i turchi, aiutato e guidato dal diavolo (Tocilescu 71-2), e nel 1460 ha citato "la legge-reo e tiranno barbaro, infedele e il diavolo che è Vlad Voievod "(Harmuzeki 53). Durante la prigionia Vlad Tepes 'in Ungheria (1462-1475), il rappresentante del Papa a Buda, Nicolaede Madrussa, ha dichiarato di aver visto "il loro tiranno Dracul, un nome che essi [i rumeni] usano per il diavolo" Papacostea (164). Nel 1486, l'autore del romanzo su Dracula Voievod, tradotto in russo, in cui  "Dracula in rumeno, e nella nostra lingua - diavolo, che è come il male che era" (Panaitescu 200, 207).
Sebbene Vlad Tepes ed i suoi discendenti non hanno mai utilizzato il simbolo dell'Ordine del Drago, che ha ereditato il soprannome del padre Draculea / Dracula, che è diventato un nome di famiglia (al di fuori del paese). E i suoi successori in Transilvania, (Draculea) la famiglia Dracula ha mantenuto questo nome fino al XVII secolo, stabilendosi nel XVI secolo tra i "secui," non lontano dal luogo in cui nel 1897, Bram Stoker, trova l'impostazione del suo romanzo e il castello Transilvania di "Conte Dracula". In questo modo, per un lungo periodo di tempo, dal nome di una piccola divinità pagana (greco, latino, Dracos Draco), mediante il nome dell'Ordine del Drago (in tedesco Drachenordens, latino Societas draconistarum) al nickname romeno XV secolo di Dracul / Draculea da cui il soprannome e poi il nome della famiglia, Dracula, arriva ed è stato usato nel 1897 da Bram Stoker, su suggerimento dell'orientalista ebraico ungherese, noto studioso del suo tempo (Florescu e McNally 142-3).
Se l'Ordine del Drago non esistesse, con tutti i suoi simboli e il suo essere assegnato a un righello rumeno, il nome di "Dracula" non sarebbe oggi famoso.

Lavori Citati:

Andreescu, Stefan. Vlad Tepes (Dracula) intre legenda si adevar istoric. Bucarest, 1976.
Calatori straini romane despre tarile. Bucarest, 1970.
Cronici turcesti privind tarile romana. Bucarest 1966.
Documenta Romaniae Historica. Bucarest, 1977.
Florescu, Radu e Raymond McNally. In cautarea lui Dracula. Bucarest, 1992.
Harmizachi, Eudoxiu. Documente privitoare la istoria romanilor. Bucarest, 1911.
Le Goff, Jacques. "Cultura ecleziastica si sultura Folclorica in evul mediu." Evmediu Pentru alt un, II. Bucarest, 1986.
Nandris, Grigore. "Una analisi filologica di Dracula e Toponimi rumeni e maschili nomi personali in -a, -ea". La slava e East Review europea. 36 (1959): 370-77.
Panaitescu, PP (a cura di), Cronicile Slavo-romane din sec. XV-XVI publicate de Ion Bogdan. Bucarest, 1959.
Papacostea, Serban. "Cu privire la Geneza si raspandirea povestirilor despre factele lui Vlad Tepes". Romanoslavica 13 (1966).
Parvan, Vasile. "Contributii epigrafice la istoria crestinismului daco-romana". Studii de istoria Culturii antice. Bucarest, 1992.
Stoicescu, Nicolae. Vlad Tepes. Bucarest, 1976.
Tocilescu, Gr G. 534 documente istorice slavo-romane din Tara Romaneasca si Moldavia pirvitoare la legaturile cu Ardealul 1346-1603 .Bucharest, 1931.
Note:
1   Per una bibliografia su Vlad Tepes, vedere Rezachevici, "Vlad Tepes: Cronologia e storico Bubliography" in Dracula: Saggi sulla vita ei tempi di Vlad Tepes, ndr Kurt Treptow. Iasi, 1991.
2   Vedi Aurel Radutiu, "Despre numele 'Drakula'." Anuarul Institului de Istorie Cluj-Napoca 35 (1996): 25-37.
3   Per i dettagli sulla dell'Ordine, vedere Akos Timon, Ungarische Verfassung - und Rechtsgeschichte. Berlino, 1904, e Georg Fejar, Codex diplomaticus Hungariae Ecclesiastico ac civilis. Buda 1841.

lunedì 6 gennaio 2014

La Saggezza di Tecumseh





Così vivi la tua vita: che la paura della morte non possa entrare nel tuo cuore.
Non dare fastidio a nessuno per la sua religione, rispetta gli altri nella loro visione, e domanda che essi rispettino la tua.
Ama la tua vita, perfeziona la tua vita, abbellisci tutte le cose nella tua vita.
Cerca di rendere la tua vita lunga e di rendere il suo scopo al servizio del tuo popolo.
Prepara una nobile canzone di morte per il giorno in cui tu andrai al di là del Grande Spartiacque.
Sempre dai una parola o un segno di saluto quando ti imbatti in, o passa, un amico, o anche uno straniero, quando è in un luogo solitario.
Mostra rispetto per tutti i popoli  non ti umiliare nei confronti di nessuno.
Quando ti alzi la mattina rendi grazie per il cibo e per la gioia di vivere.
Se tu non vedi nessuna ragione per rendere grazie, la colpa si trova solo in te stesso!
Non abusare di nessuno e di nessuna cosa, perché l’abuso trasforma il saggio in sciocco e deruba lo spirito della sua visione.
Quando giunge il tempo di morire, non essere come coloro i cui cuori sono colmi della paura della morte, tanto che quando il loro tempo giunge piangono per avere un po’ più di tempo per vivere la loro vita in un modo diverso.
Canta la tua canzone di morte e muori come un eroe che torna a casa.

Capo Tecumseh


WISDOM OF TECUMSEH ( La Saggezza di Tecumseh)

 So live your life that the fear of death can never enter your heart. Trouble no one about their religion; respect others in their view, and demand that they respect yours. Love your life, perfect your life, beautify all things in your life. Seek to make your life long and its purpose in the service of your people. Prepare a noble death song for the day when you go over the great divide. Always give a word or a sign of salute when meeting or passing a friend, even a stranger, when in a lonely place. Show respect to all people and grovel to none. When you arise in the morning give thanks for the food and for the joy of living. If you see no reason for giving thanks, the fault lies only in yourself. Abuse no one and no thing, for abuse turns the wise ones to fools and robs the spirit of its vision. When it comes your time to die, be not like those whose hearts are filled with the fear of death, so that when their time comes they weep and pray for a little more time to live their lives over again in a different way. Sing your death song and die like a hero going home. Chief Tecumseh