venerdì 25 dicembre 2009

Nannai Il Tempestoso

di Nannai



In questo primo post parlerò un po’ di me, o meglio, del mio nickname dietro al quale mi celo, perché nulla di straordinario vi sarebbe nel parlare di me, ma tante cose straordinarie si possono scoprire leggendo sull’origine del mio nickname.

E, tuttavia, tanto di me esso vi dice.

Il nome ci è giunto, passando attraverso i secoli, sotto forma di un detto popolare.

In Sardegna, si è, infatti, soliti usare l’espressione “esti benendi su carru ‘e Nannai” (lett.: “sta arrivando il carro di Nannai) quando in lontananza si sentono giungere continui e numerosi suoni sordi e all’orizzonte si profilano pesanti nubi nere.

L’espressione si rifà, probabilmente, ad un antico detto che testimonia che la Sardegna era il possedimento di un ancestrale dio nuragico, Signore degli elementi, che giungeva sul carro trainato da neri destrieri sbuffanti.

Non molto di più si sa di questo dio nuragico.

Neanche sull’origine del suo nome si hanno molte notizie. Secondo l’interpretazione di Raffaele Sardella che si può leggere nel suo “Il Sistema Linguistico della Civiltà Nuragica” sembrerebbe che esso derivi dal nome del dio sumero AN, il signore del Cielo, che aveva la sua dimora nell’EANNA = la “Casa del Cielo”.

Parrebbe, secondo questa interpretazione, che il nome del dio del Cielo sia mutato, nel corso dei secoli, da AN a Nannai attraverso una serie di trasformazioni avvenute nel tempo nei canti dei fedeli levati al dio secondo il seguente schema: da AN si sarebbe giunti a AN-AN che ha dato luogo ad ANNAN a cui è stato aggiunto il suffisso -I che in sumero è la desinenza del genitivo singolare. Fino a giungere alla forma che oggi conosciamo: Nannai.

Questa interpretazione non sembra così inverosimile. Entrambi gli dei possiedono tra i loro attributi divini caratteristiche legate al cielo e ai suoi elementi: le nubi, i tuoni e i fulmini, nonché il riferimento al sole. E non saremo nemmeno lontani dalla verità nel vedere in Nannai, originariamente, un dio legato al Sole, che poi in una terra in cui la siccità è una delle caratteristiche prevalenti, il dio supremo sia stato, col tempo, sempre più e con maggiore forza identificato con gli elementi pluviali passando da dio del sole a Signore delle Tempeste. A supporto di questa mia ipotesi dobbiamo citare l’altra forma della leggenda con cui Nannai è ricordato in altre parti dell’isola. Infatti, il detto popolare in alcune zone della Sardegna trasforma il dio dei tuoni e dei fulmini in un vecchio che fa ritorno a casa sul suo sgangherato carro carico di legna.

In queste leggende, quindi, possiamo trovare nascosto alcuni riferimenti ad una divinità legata al Sole, e come questo, all’inizio nella calda e torrida estate sarda, è visto forte e vigoroso per poi diventare, a Dicembre, un vecchio debole prossimo alla fine dei suoi giorni. Quindi agli occhi degli antichi abitanti della Sardegna esso appariva come un dio vigoroso che percorre la volta del Cielo sul suo carro all’inizio dell’anno e poi come un vecchio debole a fine anno, che muore il 21 Dicembre, al Solstizio d’Inverno, per rinascere tre giorni dopo e ricominciare un nuovo ciclo nel Cielo.

Questo è tutto ciò ce si sa di questo dio che un tempo doveva essere il dio principale delle genti che abitavano l’antica Sardegna. Non molto di più si sa di lui.

E se volete trovarlo, vi basterà seguire i forti venti invernali fino a giungere a vedere in lontananza le nubi temporalesche che con scrosci violenti lasciano cadere dal Cielo alla Terra la pioggia. Lì, in mezzo alla tempesta, vi è una luce che non è luce e che tutto intorno rischiara. Lì, dimora Nannai, Signore del Tuono e del Tremore, seduto ai piedi di un grande Albero.




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